Nell’autunno del 1973, quando Israele venne aggredita di sorpresa da Egitto e Siria, dovette il ribaltamento della guerra e la vittoria all’Iran. I paesi europei della Nato negarono le basi aeree ai rifornimenti americani per l’esercito dello Stato ebraico. Glieli concesse lo scià. L’Europa non voleva immischiarsi nel conflitto arabo israeliano, come direbbe oggi il governo Meloni a proposito di quello fra Israele ed Iran, “non bisogna esasperarlo”. Tempo cinque anni, con la caduta dello scià e l’ascesa del regime komeinista, Israele si è trovato un nemico mortale nell’area. Gli Stati arabi sconfitti sul campo, gettarono la spugna, l’Iran integralista alimentò le milizie scite dal Libano allo Yemen, con relativo successo. Hezbollah, il principale prodotto, è stato smantellato in queste ultime settimane, insieme al regime siriano che pure aveva imparato ad assumere, già con Assad padre, un profilo di cautela nei confronti di Israele. La Siria era il principale anello di congiunzione tra l’Iran e la Russia, e la Russia era stata, causa la guerra in Cecenia, un bersaglio dell’islamismo radicale.
Conclusa la guerra alla mussulmana Cecenia ed iniziata quella all’ortodossa Ucraina, tra Russia ed Iran non ci sono più stati veli di natura religiosa. Si è composto un unico fronte. La guerra del Kippur iniziò il sei ottobre, l’attacco di Hamas ad Israele è avvenuto il sette, un regalo di compleanno a Putin. Grazie ad Hamas, incoraggiata e sostenuta dagli ayatollah che avevano invece rotto con la laica Olp durante il conflitto con l’Iraq, Putin ha potuto vedere allentare la pressione internazionale nei suoi confronti. Intanto l’America ha dovuto preoccuparsi della reazione di Israele, che se non altro per recuperare gli ostaggi è passata all’offensiva. Al resto ha pensato la propaganda araba, considerando che la dirigenza di Hamas è cresciuta professionalmente all’interno delle Nazioni Unite, con cui mantiene relazioni di un certo peso e la principale fonte di informazione dell’intera area è al Jazira, cioè il governo del Qatar, più legato ad Hamas di quanto lo sia persino l’Iran. Infine tutti i paesi europei devono rispondere alle comunità arabe al loro interno, ben più numerose di quell’ebraica. Non aiuta l’amicizia familistica fra Trump e Netanyahu che li rende un solo bersaglio agli occhi del mondo intero. Morale, ieri sera, in Italia, si è potuto assistere ad uno show televisivo di Benigni che non ritiene uomini coloro che uccidono i bambini in Ucraina e a Gaza. Senza notare la differenza che a Gaza i bambini sono usati come scudi da Hamas. La vita umana non ha nessuna importanza per il fanatismo islamico, conta solo la grazia di Allah a cinque come ad ottant’anni.
Israele incassa l’isteria mediatica occidentale con sublime calma e non si lascia intimidire dai governi europei. Paradossalmente è più compresa dai giordani e dagli egiziani, per non parlare dei sauditi. L’Ucraina, da parte sua ha dimostrato doti militari inaspettate. Quelle di Israele, nonostante qualche vocina prospettasse un cambio di marcia, erano note e l’attacco ai siti iraniani le ha esaltate. Che questo possa poi invitare la popolazione a ribellarsi agli ayatollah è un altro paio di maniche. Anche Sharon aveva un piano per rovesciare il regime libanese, senza riuscirvi e quello iraniano, per quanto detestato all’interno, è molto più coeso. Di buono c’è che adesso è indubbiamente decimato. La controffensiva iraniana è stata spettacolare, quanto inconsistente. Se Israele non molla la presa, l’Iran si troverà in difficoltà piuttosto serie. Un monito per la Russia che anche non riesce a contenere gli attacchi sul suo territorio da parte degli ucraini e detto francamente, gli ucraini anche se supportati da una intelligence di prim’ordine, non dispongono dei mezzi di Israele. Da notare che prima dell’attacco all’Iran, Israele ha mandato in Ucraina le batterie di patriot ricevute dagli americani. Non ne ha bisogno.
L’America in tutto questo fa il minimo indispensabile. Israele esiste principalmente grazie al suo sostegno e l’Ucraina, con qualche problema in più, Obama regalò a Putin la Crimea, lo stesso. Si schierasse apertamente, forse da noi non lo si capisce, sarebbe la terza guerra mondiale. Trump, a torto o ragione, conta di poter esercitare al dunque una possibile mediazione pacificatrice, la stessa a cui aspira, in tutta la sua grandezza, l’onorevole Meloni.
Museo del Risorgimento mazziniano Genova







