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Una condizione politica surreale

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
11 Dicembre 2025
in L'editoriale
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Il primo premio del surrealismo italiano in politica va dato a Giuseppe Conte. Nella giornata di ieri il leader pentastellato se ne è uscito dicendo che bisogna lasciare lavorare il presidente Trump sul piano di pace, come se il presidente statunitense aspettasse il placet di Conte. Il secondo premio, di pochissimo, lo prende il senatore Salvini che se ne è sbottato con il suo “inutile sostenere una guerra persa”. Salvini avesse un qualche senso della realtà lascerebbe il governo in cui il presidente del Consiglio la sostiene eccome e visto che c’era, abbraccia Zelensky in visita a Roma.

Il quadro dipinto a due mani da Conte e Salvini ha come cornice il passo indietro dell’Europa. Per Conte questa non deve ostacolare Trump e fomentare Zelensky, per Salvini semplicemente l’Europa non esiste. Il surrealismo che li accomuna entrambi, in quanto America ed Europa stanno preparando il piano di pace insieme e le polemiche che le dividono sono la discussione sul piano di pace che è troppo complesso per Conte e Salvini. Piuttosto l’Italia pesa meno di Francia, Inghilterra e Germania, i principali protagonisti del sostegno all’Ucraina con l’America e quindi i veri curatori della stesura del piano. Il fatto che venga elaborato dall’America e sottoposto loro, è parte stessa del piano dal momento che l’America si è assunta una funzione mediatrice. Senza l’America, l’Ucraina sarebbe caduta nel 2022, in poche ore. Zelensky sarebbe morto.

In Italia a sentire la discussione fra le forze politiche sembrerebbe che invece siamo noi a sostenere l’Ucraina con uno sforzo bellico che pure dovrebbe essere pari, forse, allo 0,5 del pil. Taiani, tutto contento qualche mese fa vantava una intera batteria di missili Himars fornita a Kyiv, che sarà presumibilmente ancora imballata. Se gli Himars non puoi spararli oltre il confine ucraino, rischiano, visto le distanze, di ricaderti in testa. Per il 2027 l’onorevole Meloni ne ha promesso un’altra di Samp t. Insomma, se dipendesse dall’Italia, l’Ucraina farebbe meglio ad arrendersi e se il sostegno italiano non avesse un senso politico, potremmo benissimo cancellarlo. Se invece l’Ucraina perdesse il sostegno americano, non basterebbero tedeschi, francesi ed inglesi a tenerla in piedi, soprattutto dopo che i danesi, la Danimarca è uno dei principali contribuenti, visto il caso corruzione, hanno dimezzato il loro sostegno.

Lo scandalo che concerne la cerchia di Zelensky ricade interamente sotto la sua responsabilità politica. Per cui c’è poco da scherzare sulla richiesta di Trump di elezioni. Senza un mandato rinnovato il governo ucraino ne esce indebolito all’interno e all’esterno, tanto che Zelensky ha compreso il problema dicendosi pronto al voto, se l’America, per l’appunto, è in grado di garantire la sicurezza necessaria. Purtroppo la situazione è tale che bisognerebbe organizzare le elezioni a guerra in corso.

Il senatore Salvini, qualche giorno fa aveva superato in surrealismo l’avvocato Conte dicendo che i russi avevano piegato Napoleone e Hitler, praticamente erano imbattibili. A parte la discussione sulle guerre russe del passato, di scontato ci sono anche i loro trattati. I russi li hanno sempre violati, lo Zar Alessandro, come Stalin. Per cui una volta stipulato un trattato con la Russia, si può essere certi che ad un dato momento questa stracci quanto sottoscritto o dichiarato. Fa parte della storia piratesca della Russia, un impero che vive dello sfruttamento degli assoggettati. Garanzie per l’Ucraina non verranno da pezzi di carta. Zelensky può firmare quello che gli pare.

Quello che è cambiato in questi tre anni è invece l’estensione del fronte russo che da Povrovsk, arriva sino a Bamako. Persa la Siria si è perso il Mozambico, si è in crisi in Sudan e adesso sta per cadere anche la roccaforte del Mali, un paese un cui la Russia era oramai di casa. Senza i necessari rifornimenti da Tartus, complice la morte di Prigozhin, l’Africa Korps russa si ritira ovunque. Inutile che la Russia continui a combattere in Ucraina senza una base nel mediterraneo quando sta perdendo l’Africa. Questo è il calcolo americano sulla realizzabilità del piano di pace, i problemi più gravi della Russia, il suo ridimensionamento internazionale avvenuto in tre anni disgraziati di guerra senza costrutto, altro che vittoria. La politica estera, l’America la misura sull’ampiezza dello spettro dell’intero scenario. In Italia non si vede mai niente oltre il mar mediterraneo.

licenza pixabay

Tags: ConteSalvini
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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