La nazionale iraniana di calcio che deve affrontare il Belgio in settimana, si è lamentata con la Fifa di non aver avuto l’autorizzazione ad arrivare a Los Angeles due giorni prima della partita come aveva chiesto. La squadra si è dovuta attenere ad un solo giorno concesso. I collaboratori del presidente Trump che secondo il New York Times sarebbero rimasti stupiti della firma dell’accordo con l’Iran, non conoscono l’indole sportiva del presidente. Non puoi fare guerra ad un paese che gioca un torneo proprio negli States. Trump ha persino riscoperto il pontefice romano, l’unico davvero soddisfatto dell’accordo raggiunto, postandone l’apprezzamento sul suo canale social e questo, visto i trascorsi con Prevost, dice tutto.
Il presidente non sembra preoccupato del capo dell’opposizione al Congresso, Chuck Schumer. Schumer ha definito l’accordo con l’Iran un “fiasco”. Per i democratici gli americani non hanno ottenuto quasi nulla di ciò che volevano e di cui avevano bisogno, “Trump ha svenduto tutto”. Schumer ha tuonato: “l’America e il mondo hanno sofferto per uno dei peggiori accordi che Trump abbia mai concluso, uno dei peggiori accordi che abbiamo mai visto nella politica estera e diplomatica degli Stati Uniti”. Diabolico Trump. Potrà fare la campagna elettorale per il mid term tornando a vestire il mantello dell’agnello, lasciando la pelle del lupo ai suoi avversari guerrafondai, ricucendo con l’elettorato Maga. Cos’è che si è messo subito a dire Donald? Che il prezzo della benzina sta già crollando, mentre Vance minaccia quel cattivone di Netanyahu. I marinai americani che protestavano di stare da mesi nel Golfo, tornano a casa. Visto che i democratici avrebbero voluto tenerli ancora a mollo, c’è buona possibilità che votino il presidente con tutti i loro famigliari.
L’unico punto dell’accordo interessante è la promessa riapertura dei siti nucleari iraniani alla Aiea. La verità è che ne israeliani né americani sanno con esattezza come sia la situazione dell’uranio arricchito dopo i bombardamenti, né dove si trovi, nel caso ce ne sia davvero ancora. Questo è l’aspetto principale della vicenda, l’uranio. Serve un aggiornamento da parte degli organismi competenti. Se tempo le elezioni di metà mandato, questo aggiornamento non fosse avvenuto, riprenderà la guerra e sarà molto peggiore di quella vista finora.
L’Iran è un paese più grande della Vecchia Europa, di 90 milioni di abitanti, che non si può certo sconfiggere con i bombardamenti dall’alto. I bombardamenti possono servire a far cambiare la posizione del regime, che, fosse mai possibile, sembrerebbe essersi persino radicalizzata, magari anche solo per darsi un tono. In ogni caso, la vera guerra con l’Iran non è nemmeno iniziata. Trump potrebbe anche non essere il presidente adatto. Ci venga dato atto che sin dal primo giorno qui lo si è definito come un Lyndon Jhonson che voleva trattare con Ho ci min e finì per bombardare Hanoi. Ecco magari la guerra all’Iran la completerà una prossima presidenza democratica, come quella al Vietnam la concluse un repubblicano. A ognuno il suo.
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