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Una ricetta per la disfatta

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
18 Settembre 2024
in L'editoriale
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Come dovrebbe essere chiaro a tutti, il problema della nuova commissione europea non è se più a destra o a sinistra di quella precedente, o se il commissario Fitto ha deleghe pesanti o meno. Il problema è se la nuova commissione riuscirà a fare dei passi avanti significativi sul piano dell’integrazione. Questo concerne i due principali capitoli, il debito e la difesa comune. Nemmeno a dirlo, proprio mentre la Commissione stava per essere varata, la Germania, il paese stesso da cui proviene il presidente von der Layen, ha storto il naso. Che sia contraria l’Afd, vincitrice delle elezioni in Turingia si comprende, se invece è il ministro alla Finanze tedesco, il liberale Lindner, ad opporsi, è un altro paio di maniche. Lindner ha sollevato una obiezione da Germania post bellica, per cui aumentare il debito destabilizza i tedeschi e l’Europa. Ovvero, Lindner non crede in un rilancio della competitività e della produzione nel continente, in una parola Lindner non crede nella coesione dei paesi europei proposta da Mario Draghi.

Il limite del discorso di Draghi, ed è una curiosità per un banchiere, è la carica ideale. Draghi disegna una Europa degna degli Stati uniti americani che pure hanno dalla loro parte, oltre la lingua, un’esperienza comune di coloni. Gli europei sono più dei colonizzatori e forse quello che è peggio, dei colonizzatori frustrati. Riuscire a superare questa dimensione storica ha quasi dell’utopistico, eppure di questo si tratta, perché i rischi sono esattamente come Draghi li descrive, divenire più poveri ed insignificanti.

Se Lindner si è subito ribellato alle prospettive economiche, in Italia Tajani ha rivendicato l’indipendenza militare. Sui missili, ha detto il capo della Farnesina, ogni paese farà per se. La ricetta sicura per la disfatta. Ora, si metta pure da parte l’Ucraina, dal primo momento questo giornale ha sottolineato la questione morale per l’Europa, non quella geopolitica. Se gli ucraini volessero restare russi, tutto sommato cambierebbe poco. Se l’Ucraina andrà in rovina, si dirà, pazienza, l’Ucraina non era europea, lo voleva solo diventare, poveretta. E se la Russia attaccasse la Polonia? Cosa direbbe Tajani, di nuovo ognun per se? Non c’è stato un secolo della storia europea in cui i russi non hanno cercato di invadere la Polonia e la ragione per cui nel nuovo millennio, ancora Varsavia non avvertiva la minaccia, era perché la Russia aveva perso l’Ucraina. La Siberia sono tredici milioni di chilometri quadrati, con temperature che toccano i sessanta gradi sotto zero, per otto mesi all’anno avvolti nel gelo. Qualcuno può biasimare i russi se vogliono espandersi ad ovest, a sud? Stalin voleva arrivare in Spagna. Crusciov sognava i caraibi. Breznev si sarebbe accontentato di sbarcare in Cile.

L’Europa può pensare che non valga la pena di combattere per l’Ucraina e per carità. Per 45 anni si è consentito che L’Ungheria, la Cecoslovacchia, la Polonia, la Bulgaria, la Romania, i paesi baltici e mezza Germania fossero sotto la Russia. Per cui perché mai preoccuparsi? Non fosse che quell’Europa occidentale era più competitiva della Russia. Innovazione, ricerca, tecnologia e dunque produzione, erano sei passi avanti alla Russia comunista. Mentre se l’Europa continua a perdere competitività, non verrebbe oggi solo schiacciata da America e Cina, Offrirebbe un nuovo destro alla Russia per riprendere l’offensiva di cui l’Ucraina è solo l’inizio. Il modo in cui sarà valutata la nuova Commissione sarò proprio come riuscirà a dare uno slancio ai paesi membri. Si comincia con Germania ed Italia che appaiono letargici.

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Tags: DraghiFitto
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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