Caro Direttore,
Ti invio la mia riflessioni sulle considerazioni di Eugenio Fusignani all’articolo di Stefano Folli.
Le parole, nel mio contesto, non sempre indicano la possibilità di orientarsi in una chiara presa di posizione.
Capisco che la questione è particolarmente complessa. È un mio assoluto convincimento che Fusignani abba ragione quando riafferma che il PRI sta con Israele perché è parte integrante dell’occidente e dei suoi valori…
Però allora non basta dire che difendere Israele non significhi non condannare (non rinunciare alle critiche) l’operato del governo Netanyahu a Gaza e contro il popolo Palestinese. Quei valori occidentali hanno lo stesso peso specifico per il popolo di Gaza!
Questo riafferma che lo Stato e il popolo Israeliano meritano sempre tutta la nostra vicinanza e da forza “ai diversi strati della società che con fermezza si ribella dimostrando che il popolo resta un punto cardine della democrazia Occidentale”!
Quindi nessuna confusione di Israele con Hamas Che rimane e si configura una formazione terroristica in combutta e finanziata dal regime di
Teheran.
E Netanyahu chi è? Il distruttore di Gaza e del popolo Palestinese che disconosce i valori Occidentali o il difensore dei valori occidentali quando attacca il regime di Teheran?
I valori sono valori e hanno valenza universale! Quando il cancelliere Metz dice che Netanyahu fa “Il lavoro sporco per noi” si riferisce all’attacco a Teheran. Non diventa ambiguo e alimenta il dubbio: per chi lo sta facendo a Gaza? Capisco e condivido il tuo appello al campo largo
Di ancorarsi all’elettorato progressista e riformista Sui “valori universali della democrazia, della libertà e della dignità umana”.
Lo richiede la pubblica opinione che però vuole ascoltare scelte coerenti che spesso le parole, a chi è attento, risultano in qualche modo ipocrite e
contraddittorie. Chissà che dipenda da questo la disaffezione alla partecipazione al voto!
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Pubblichiamo volentieri la lettera dell’amico Salvatore Zoccali a cui desidero rispondere brevemente per la mia parte. Se dobbiamo condannare Netanyahu lo si faccia attraverso un regolare processo. Tra l’altro il premier israeliano ne sta affrontando uno in patria per altre vicende. Domani potrà affrontarne uno internazionale. Quello che a me sembra inaccettabile è la condanna sulle immagini e le notizie diffuse da al Jazira, dai vertici politici di Hamas, dalle ong e dalle associazioni per i rifugiati delle nazioni unite, che rappresentano tutte la stessa parte politica. Confido poi che al jaziira, ovvero il Qatar filo Hamas, dopo l’attacco all’Iran tenderà a riposizionarsi. Ma posso sbagliarmi.
Noi siamo cresciuti ovviamente con il mito di un Israele generosa, quella che risparmia la terza armata egiziana bloccata sotto il Sinai, quando poteva semplicemente farla a pezzi. Il problema è che quella scelta di Israele, c’era chi voleva incenerirla la terza armata e tanti saluti, dipese dal dialogo russo americano, perchè i sovietici erano d’accordo sulla distensione, capivano subito quando perdevano le guerre e c’era Sadat, un leader che aveva fatto la guerra per poter fare la pace. Sadat non pensava di battere Israele, pensava che riscattando l’onore arabo combattendo potesse poi arrendersi dignitosamente. Sadat era un leader arabo con i piedi per terra Cambiati gli interlocutori, possibile che cambi necessariamente anche Israele. rb







