Pubblichiamo l’intervento dell’amico vicesegretario nazionale del Pri Oliviero Widmer Valbonesi
Questa frase di Ugo La Malfa, “C’è un fantasma che si aggira per l’Europa, L’Europa”, è attualissima e descrive molto bene la differenza che ha contraddistinto la sua generazione, con europeisti, come Sforza, Adenauer, De Gasperi, Monet, Schuman, Spinelli e la generazione che verso la fine degli anni ’50 con De Gaulle in testa proponeva ” L’Europa delle patrie” che di fatto interrompe il processo di unificazione politica dell’Europa e di un assetto federale ben diverso da quello che era poco più di un patto di cooperazione. De Gaulle rifiuta il modello di una forza multilaterale europea e segue una sua via all’armamento atomico, ed una politica ostile agli USA. Ugo La Malfa polemizza ripetutamente contro questa visione nazionalistica e capisce che questa posizione affossa l’idea di Mazzini degli Stati Uniti d’Europa, l’idea di un Europa Federale cui quei grandi europeisti, citati sopra, avevano pensato e si sarebbe invece sostituita una generazione di europeisti possibilisti, attendisti opportunisti che si fingevano europeisti ma che inseguivano interessi nazionali. ” L’Europa o è politica o non è ” dice Ugo La Malfa. Del resto anche in Italia, paese per eccellenza europeista, cominciano ad infiltrarsi tesi diverse da quelle di grandi statisti come De Gasperi e La Malfa, e a farsi strada, vedi Enrico Letta, idee più di un europeismo confederale che federale, che aveva diviso la concezione Mazziniana e Cattaneana, da quella di Gioberti nel secolo prima, ma che copriva invece una divisione trasversale alle forze politiche di maggioranza come di opposizione, sulla politica estera, sulla politica di difesa, sulla ricostruzione. Al punto che Ugo La Malfa con la sua naturale franchezza e contro ogni ipocrisia di chi a parole si dichiarava europeista, chiese a maggioranza ed opposizione, perché non dicessero una volta per tutte che cosa intendevano per Europa.
È esattamente quello che serve chiedere, oggi, a tutte le forze di governo o di opposizione e a tutti i paesi europei. Quale è la loro concezione dell’Europa? Dobbiamo continuare con un Europa divisa, senza uno stato Federale che abbia compiti legislativi validi in tutti gli stati, in materia fiscale, difesa comune, che ha una politica comune, che elegge un parlamento e che a sua volta elegge un governo, una banca che stampa moneta e svolge tutte le politiche di tutela monetarie nell’area dell’euro e finanzia politiche di sviluppo e di occupazione in tutti paesi europei o dobbiamo tenerci questo simulacro di Europa, che non sa decidere politiche unitarie, che non sa darsi una costituzione e un assetto federale, che non ha una politica estera precisa? Ecco perché il partito di Mazzini, il pensatore più romantico e rivoluzionario dell’ottocento che scrive:” perché la questione economica, riparto più giusto della produzione e della distribuzione della ricchezza, possa sciogliersi praticamente è necessario equilibrare le differenze che separano un mercato da un altro, aprirli tutti alla trasmissione reciproca dei loro prodotti, dare alla scienza delle attività materiali un avviamento uniforme: sostituire a poco a poco alla cieca anarchica speculazione degli industriali, un moto pacifico ed intelligente di emulazione e soprattutto ordinare le cose in modo che i frutti dei progressi dell’ industria, delle invenzioni meccaniche, dei nuovi sbocchi aperti alla produzione, delle rapide e lontane comunicazioni aperte fra i popoli non diventino monopolio dei pochi ma si spandano tra le moltitudini a beneficio dei più ” il partito di Ugo La Malfa che combatté l’idea gollista slegata da un ‘Europa Atlantica e federale, che cerca di fare capire la necessità di una politica dei redditi a livello europeo, che cerca sempre un filo conduttore verso un ‘Europa politica. Il PRI che incarna da sempre questa tradizione europeista dovrebbe chiedere alle forze politiche italiane ed europee ; quale idea hanno dell’Europa? Come dare orizzonte a una ricostruzione europea se non si persegue l’unità politica e uno stato Federale europeo, capace di competere nella sfida globale, alleato con chi ha sistemi e valori democratici, come indicava Mazzini con L’Alleanza, repubblicana democratica Universale, di cui facevano parte gli Stati Uniti d’Europa e gli Stati Uniti d’America, con una difesa comune che difenda la pace e combatta. le politiche aggressive.
Se riduciamo il nostro ruolo a misere dispute di schieramento interno, di nazionalismi, di opportunismi nazionali nel dopocrisi pandemico, noi europei non produrremo né ripresa né ruolo politico e strategico nel mondo. Unità politica in Italia che non può che essere solidarietà nazionale e guida di un uomo che abbia la visione strategica occidentale Atlantica consolidata e non la tentazione neutralista per non rinunciare al gas russo, come sta facendo la Germania. Germania che tentenna sull’invio delle armi all’Ucraina per ragioni opportunistiche o nella prosecuzione di quella Ostpolitik che aveva tenuto aperte le porte ai rapporti con l’Unione sovietica nei tempi della divisione in due blocchi e che con la Merkel urlava assieme a Barak Obama, le sanzioni contro la Russia, ma dalla quale comprava oltre del 40% del suo bisogno di gas, o che rinnegava la via cinese della seta ma con la quale fare 400 miliardi di affari. L’Europa o approfitta della guerra per darsi una unità politica, gli Stati Uniti D’Europa alleati con i paesi democratici dagli USA, alla UK, da Israele, al Giappone, dall’Australia, all’India che difendono l’idea e i valori delle democrazie con una politica estera chiara Atlantica ed occidentale, con una difesa comune, con un’indipendenza energetica comune, con politiche di solidarietà economica e di sviluppo o non sarà nulla di credibile. Rendersi indipendenti sull’energia diventa la condizione di qualsiasi politica di sviluppo stabile. Se la Francia con Macron o la Le Pen penseranno alle politiche golliste, se la Germania anziché all’Europa pensa al riarmo e a una nuova Ostpolitik con Russia e Cina, non solo non avremo l’Europa politica ma saremo prede di oligarchie imperialiste. Chi oggi crede che la pace sia ottenibile con la resa a Putin o con appelli di equidistanza di stampo papalino si illude che i dittatori siano disposti ad ascoltare queste banalità si sbaglia. I dittatori vanno fermati con l’equilibrio delle forze in campo oppure periodicamente invaderanno territori per i loro disegni di potere. Il PRI deve dire chiaramente, per la sua storia, cosa scegliere per rimanere un paese democratico e cioè una politica estera atlantica e di difesa con la Nato che difende la pace con le armi e non tollera minacce o ricatti. E ai paesi europei che è ora di diventare più uniti con la scelta di dare vita all’Europa politica, politiche opportuniste che inseguono interessi nazionalisti vanno denunciate ed isolate. Il gioco di Putin e della Cina è quello di avere un ‘Europa divisa, prigioniera dei propri egoismi da conquistare. È ora di chiedere in Italia come in Europa QUALE IDEA DELL’ EUROPA e del mondo hanno e questo deve essere la base di fondo delle nostre alleanze.







