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Il lato oscuro di Bonaparte

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
17 Febbraio 2024
in Cultura
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Chiunque avesse mostrato dei dubbi sulle qualità militari di Bonaparte, perché fortuna, soldati migliori, generali geniali, lo hanno comunque aiutato, può ricredersi tranquillamente davanti alla campagna di Francia, svoltasi nel febbraio del 1814, dopo la sconfitta di Lipsia. In meno di cinque settimane, Napoleone alla testa di un esercito di 70 mila uomini che comanda direttamente, infligge 4 sconfitte alla coalizione prussiana, russa ed austriaca che ne comprende 300 mila di uomini e meglio armati dei suoi. Gli invasori aprono subito il tavolo di pace. Dall’ impiccare Bonaparte, come vorrebbero, gli offrono l’isola d’Elba. Se Napoleone non avesse avuto considerazione del rango imperiale avrebbe fatto meglio a mettersi a capo di una jacquerie. In meno di un anno avrebbe disossato gli eserciti nemici e soprattutto avrebbe formato un nuovo stato maggiore rispetto a quello tristo e obsoleto che si sarebbe ritrovato a Waterloo.

Gli storici più sofisticati, rarissimi per la verità, non si permettono di discutere le capacità militari di Bonaparte, in compenso ne sottolineano un’anomalia di carriera. Mentre giovani ufficiali suoi coetanei, o quasi, Hoche, Moreau, Desaix, Lannes sono impegnati presso le armate del Reno, lui conquistata Tolone se ne torna in Corsica dallo zio, sindaco di Ajaccio. Possibile che l’interesse di Bonaparte, non fosse l’arte della guerra, ma quella della politica. Non fu lui a scegliersi la carriera militare e resta la famosa frase riportata da Talleyrand sulle ambizioni del generale prima della partenza per l’ Egitto, “entrare nell’Accademia scientifica di Francia”. D’altra parte la ricostruzione del periodo che va dall’impresa di Tolone al Vendemmiaio e poi alla campagna d’Italia è lacunosa, così come quella relativa all’anno 1793, dove Napoleone è comandato alla guarnigione di Lione. Nei Memoriali di Sant’Elena si legge relativamente a quegli anni, che egli era benvoluto da tutti, persino da Collot d’Herbois. E dove caspita poteva aver avuto rapporti il giovanissimo Bonaparte con il convenzionale e membro del comitato di salute pubblica Collot d’Herbois che già nel 1796 morirà deportato in Guyana? Non certo a Parigi, dove Bonaparte si reca brevemente nel 1792, è un osservatore della giornata del 10 agosto, altra cosa curiosa, e nel 1795 si ritrova senza incarico, uscito dalla galera, mentre l’altro è già braccato. Solo a Lione nel 1793 possono essersi conosciuti, in quanto Collot d’Herbois è deputato in missione nella città al tempo della rivolta federalista e Bonaparte sottotenente di artiglieria della guarnigione. Per cosa diviene famosa la repressione di Lione? Per le mitragliate. Non avendo tempo di allestire la ghigliottina per le migliaia di condannati, si usa la mitraglia e la mitraglia si mette nei cannoni. Il sottotenente Bonaparte svolse un compito tanto sgradevole da preferire poi la disoccupazione ad un comando in Vandea. Come possibile che non si sapesse che Bonaparte fosse stato un mitragliatore di Lione? Perché con Collot d’Herbois a Lione c’è anche Joseph Fouché e conoscendo la metodicità operativa di Fouché egli in qualità di commissario, non solo fa le liste dei condannati, ma anche di chi li elimina. Per cui se il giovane Napoleone ancora non conosceva Fouché, di sicuro Fouché conosceva lui, soprattutto se l’ufficiale aveva rapporti diretti con Collot d’Herbois, al punto da averne conquistato la benevolenza.

Le memorie di Fouché sono oltre che lacunose, preoccupate di difendere l’integrità del personaggio, opera davvero difficile anche per una intelligenza come la sua. Foiché lamenta l’ingratitudine subita dopo aver liberato la Francia da Robespierre, se non per il conforto di Barras, ovvero il padrone del Direttorio. Barras secondo Fouché aveva il cuore buono e rispettava gli amici. Possiamo escluderlo categoricamente. Piuttosto Fouché a contrario di Collot che viene eliminato, possiederà delle carte per ricattare Barras. Questo sarebbe credibile. E cosa fa Barras per aiutare il potente giacobino di un tempo ora perseguitato? Gli affida le commesse delle armate. Chi è il socio di Fouché in affari? Il fratello maggiore del generale Napoleone, Giuseppe Bonaparte. Napoleone e Fouché si ritrovano insieme in Italia dopo Lione e con i successi conseguiti da Napoleone Fouché ritornerà alla ribalta, tanto da diventare ambasciatore di Francia presso l’Armata d’Italia. Un bel salto di posizione per un proscritto, nuovamente nel suo stesso incarico di inizio carriera. Fouché da Lione a Rivoli sembra l’ombra di Bonaparte. Anche a Vendemmiaio, chi poteva aver agevolato il generale disoccupato? Barras che passa il tempo nei salotti e ha oramai paura di tutto, potrebbe essere capace di scegliersi un comandante a cui affidare la sua stessa vita? Fouché serve a quello. Gli unici in vita che possono consigliare Bonaparte a Barras sono Freron e Fouché, Fouché lo conosce e ha più occhio di Freron che probabilmente invece, lo detesta, avendo rapporti con Paolina.

Le principali personalità della Rivoluzione sopravvissute all’epopea napoleonica si possono contare nel numero di quattro. Cambacérès è un comprimario, Lafayette, Bonaparte non lo può vedere e così via. Esse sono Carnot, che vive una crisi di rigetto ed è un caso a se, Sieyès che volendo Moreau primo console cade in disgrazia, Talleyrand e appunto Fouché, i dioscuri dell’Impero. Il marchese di Talleyrand in Bonaparte vede un bruto della Rivoluzione e ne è completamente terrorizzato, la sua preoccupazione è di come non venir schiacciato. Fouché, al contrario, cerca il momento giusto per schiacciarlo Bonaparte, perché si sente naturalmente più forte di lui. Taillerand comprende questa disposizione d’animo del collega e tesse l’alleanza con qualcuno finalmente più pericoloso di Napoleone. Sarà la morsa che si chiuderà sull’Imperatore e lo condurrà alla fine.

A Sant’Elena Napoleone, oramai anche lui preoccupato della memoria postuma, ama descriversi come colui che voleva la pace, la fece subito persino a Campoformio, e fu invece costretto alla guerra dall’odio delle potenze imperiali nei confronti delle conquiste della Rivoluzione. Non è una versione di comodo. Questo Napoleone che resterebbe volentieri in pantofole sarebbe persino credibile, vista la sua disposizione alla politica manifestata persino in modo più evidente di quella militare. Purtroppo per lui se non avesse combattuto costantemente, la Francia non avrebbe avuto ragioni per tenersi un intrigante corso con la sua famiglia di sanguisughe, tutta sul groppone. Invece, finché Napoleone vinse le guerre, persino due lestofanti, il diavolo e lo zoppo, come Fouché e Taillerand lo sostennero, anche lealmente, Fouchè sempre, e pure nemmeno i realisti lo disprezzavano altrettanto. Per quelli era l’usurpatore della corona, per Fouché colui che la Rivoluzione l’aveva davvero conclusa.

Tags: .FouchèNapoleone
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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