Siamo di fronte a un passaggio cruciale. Trump prende a schiaffi l’Europa, e noi stiamo zitti. Dopo averci trattato come un protettorato a costo zero, oggi la sua visione isolazionista e filo-putiniana mette in discussione proprio le fondamenta dell’Alleanza Atlantica, usando la NATO come leva politica per dividere l’Europa e indebolirla. Le dinamiche globali stanno cambiando a ritmi sempre più rapidi, e l’Europa rischia di rimanere schiacciata tra potenze che giocano la partita sulla sua pelle.
L’atteggiamento degli Stati Uniti trumpiani è sempre meno quello dell’alleato strategico e sempre più quello di un attore che guarda ai propri interessi nazionali anche a scapito dei partner storici L’Europa dovrebbe smettere di restare in silenzio o, peggio, di fare il cameriere nei palazzi dove non decide nulla. Serve uno scatto politico, culturale, di dignità.
E ’Italia deve essere parte attiva di questa maturazione, non spettatrice distratta. È in questo solco che si inserisce il pensiero repubblicano, che ha fatto dell’Europa federale e della sovranità condivisa un punto irrinunciabile per garantire pace, libertà e progresso dopo e le tragedie del Novecento.
L’europeismo non è un’opzione di comodo: è una visione alta di democrazia e responsabilità. Ma l’Europa cosa vuole essere: una comunità federale con un progetto politico comune o un insieme di Stati clienti, dipendenti da volontà esterne? Difendere i nostri valori, i nostri interessi e persino i nostri confini, come in Ucraina, significa prendere posizione.
Per questo ancora più grave è la postura del governo italiano: piegata, subalterna, senza visione. Il melonismo forse considera l’Italia troppo piccola per essere una nazione autonoma, e troppo prona per essere credibile. E allora meglio politiche estere che mostrino una schiena che si piega facilmente e che si presti più al vassallaggio che alla sovranità. E d’altronde non sarà un caso che tra statura politica e statura fisica di un leader esista spesso un evidente nesso freudiano.
Invece di reagire, meglio restare lì, inchiodati a un ruolo da comparse in un gioco che altri stanno decidendo per noi. Anche perché a questo governo, tranne (forse) Tajani per affinità al PPE e Giorgetti per cultura economica, dell’Europa non frega una beata cippa. Anzi, resta un nemico del finto sovranismo che serve a mascherare un avvilente servaggio al nuovo corso che oltreoceano stanno cercando di imporre al mondo proprio sulla testa dell’Europa. E, se qualcuno avesse ancora qualche riserva mentale su dove si stia andando, basta leggere le dichiarazioni di Elon Musk: “La Ue dovrebbe essere abolita e la sovranità restituita ai singoli paesi, in modo che i governi possano rappresentare meglio i loro popoli”.
Se fosse rimasto ancora qualche dubbio, questo messaggio chiarisce in modo definitivo e più di qualsiasi riflessione politica quali sono gli obiettivi reali di Washington, dopo la pubblicazione della nuova Strategia per la sicurezza nazionale che attacca il Vecchio continente e inneggia apertamente a difendere il “carattere e la storia individuale delle nazioni europee”.
E, per chiudere con una nota (amara) d’ironia: una volta erano i comunisti a voler uscire dalla NATO… oggi sono gli Stati Uniti di Trump. Non serveaggiungere altro.
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