Le dichiarazioni del presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, sull’ipotesi di aprire un Centro per i Rimpatri (Cpr) nella nostra regione meritano attenzione. La disponibilità a confrontarsi con il Governo per discutere strumenti efficaci di gestione dei flussi migratori e garantire che l’espulsione di soggetti realmente socialmente pericolosi avvenga in modo concreto e ordinato rappresenta un approccio pragmatico e responsabile, coerente con il principio fondamentale secondo cui lo Stato ha il dovere di agire nel rispetto della Costituzione e della legge, tutelando la coesione nazionale e l’equilibrio tra territori.
Negli ultimi anni, le posizioni della sinistra più radicale hanno sostenuto che ogni misura di espulsione sia di per sé “disumana” o autoritaria, mettendo in secondo piano la tutela della legalità e la sicurezza dei cittadini. De Pascale mostra invece che è possibile affrontare il fenomeno migratorio con responsabilità, governando insieme sicurezza, legalità e diritti senza pregiudizi ideologici.
Allo stesso tempo, il Governo nazionale ha scelto una linea fortemente simbolica: con il Ddl Immigrazione è stato dato via libera al cosiddetto “blocco navale”. Tuttavia, mentre con una mano la presidente Meloni annunciava trionfalmente questa misura, con l’altra si continuavano a dirottare le navi delle ONG verso i porti dell’Adriatico, fino alla ventiquattresima assegnata a Ravenna che attraccherà sabato 14 febbraio. È una contraddizione che fa sorridere amaramente: più chiacchiere e distintivo, meno concretezza e risultati.
La realtà è che il fenomeno migratorio è strutturale e complesso. Esige strumenti concreti, legali e controllati, capaci di trattenere chi merita accoglienza e può essere integrato lavorativamente, e di respingere chi rappresenta un reale rischio per la legalità, evitando di rafforzare reti di criminalità e situazioni di illegalità diffuse. I Cpr, se progettati secondo regole chiare e rigorosi standard di gestione, possono servire proprio a questo scopo: rendere effettive le espulsioni di chi costituisce un reale pericolo sociale, liberando risorse ed energie per chi intende integrarsi e contribuire positivamente alla comunità. Parallelamente, è indispensabile investire nella gestione ordinaria dei flussi, nella prevenzione, nell’integrazione dei regolari e nel rafforzamento della collaborazione tra Stato, Regioni e Comuni, dentro una cornice europea che riconosca come il fenomeno migratorio non possa essere affrontato dalla sola Italia.
È evidente che la responsabilità dello Stato non può ridursi a slogan o annunci mediatici. La centralità della legge, la coesione nazionale e il rispetto della Costituzione sono principi che devono guidare l’azione di chi governa, altrimenti anche le migliori intenzioni rischiano di trasformarsi in vuote dichiarazioni. Il compito della sinistra democratica e dei repubblicani è proprio quello di confrontarsi francamente con il Governo, senza subalternità ma anche senza ideologizzazione, per garantire che ogni misura sia efficace, rispettosa dei diritti e coerente con i principi costituzionali.
Un approccio responsabile e pragmatico non può limitarsi all’Italia: serve una visione europea, capace di coordinare strategie, risorse e strumenti, per affrontare un fenomeno che è internazionale e strutturale. Solo così si evita che misure necessarie per governare il problema reale diventino derive securitarie, simboliche o inefficaci.
Sicurezza, legalità e diritti fondamentali non sono in conflitto: devono essere governati insieme, attraverso strumenti trasparenti, regolati e sottoposti a controlli rigorosi. Garantire questo equilibrio è la rotta della sinistra democratica europea e del PRI, che storicamente colloca il proprio impegno nel solco di un centrosinistra responsabile, riformatore e rispettoso della Costituzione.
In un contesto dove la politica nazionale oscilla tra annunci solenni e misure parziali, il pragmatismo repubblicano diventa la bussola. La gestione dei flussi migratori deve essere concreta, legale, sostenibile e rispettosa della coesione nazionale. E se nel frattempo il Governo Meloni riesce a contemporaneamente annunciare un blocco navale e a far attraccare la ventiquattresima nave ONG a Ravenna, possiamo almeno sorridere della ricchezza immaginativa della politica, sperando che prima o poi le azioni concrete seguano le parole.







