Piergiorgio Vasi ci ha inviato il seguente articolo che pubblichiamo volentieri
Nel dibattito economico contemporaneo, caratterizzato da shock globali, transizione ecologica e digitale, e da un’accentuazione delle disuguaglianze, il pensiero di Ugo La Malfa sulla politica dei redditi e la programmazione ritorna di straordinaria attualità. La sua visione, spesso ridotta a un mero controllo dei salari, era in realtà un pilastro di una strategia molto più ambiziosa: governare la crescita per renderla stabile, inclusiva e di lungo periodo. Rileggere La Malfa oggi non è un esercizio di archeologia politica, ma un’opportunità per disegnare un nuovo patto sociale ed economico per l’Italia.
La Malfa 2.0: Un’Interpretazione per il XXI Secolo
La politica dei redditi di La Malfa non era una semplice “gabbia” salariale. Era la regia pubblica per orientare la domanda aggregata, evitando che la crescita si fondasse su consumi a “alto reddito”, insostenibili per la maggioranza e generatori di inflazione e bolle speculative. In chiave attuale, questo si traduce nella necessità di **governare la transizione verso un’economia a basso impatto ambientale e ad alto valore aggiunto**, garantendo che i costi e i benefici di questa trasformazione siano ripartiti in modo equo.
Il suo obiettivo di proteggere le fasce più deboli – i disoccupati e i giovani di ieri, i precari, i lavoratori a basso reddito e le nuove povertà di oggi – risuona potentemente in un’epoca di polarizzazione. La sua idea era che la crescita economica non fosse un fine, ma uno **strumento per migliorare la dignità e le condizioni di vita di tutti**. Oggi, questo principio è il cuore del dibattito sulla *giusta transizione* e sul superamento delle disuguaglianze.
Infine, la sua fiducia in una pianificazione di lungo periodo (15 anni), articolata in piani quinquennali, è un monito alla miopia del ciclo politico breve. Di fronte a sfide epocali come il cambiamento climatico, il declino demografico e l’intelligenza artificiale, l’assenza di una visione strategica pluridecennale è un lusso che il Paese non può più permettersi.
Come tradurre questa visione in azioni concrete per l’Italia di oggi? Ecco una possibile agenda di intervento, ispirata ai principi lamalfiani:
1. Un “Piano Italia 2040” per la Transizione Sostenibile e Digitale
Il Governo, in concertazione con Parlamento, parti sociali, regioni e esperti, dovrebbe lanciare un “Piano Italia 2040”. L’obiettivo è definire i traguardi nazionali a 15 anni su clima (carbon neutrality), digitale (connettività e competenze), demografia (sostegno alla natalità e gestione dell’immigrazione) e coesione sociale.
Piani Operativi Quinquennali: Il Piano si articolerebbe in Piani Nazionali di Ripresa e Resilienza (PNRR) “a ciclo continuo”, ogni 5 anni, che tradurrebbero la visione in investimenti, riforme e obiettivi misurabili. Questo supera la logica emergenziale dei fondi una-tantum e istituzionalizza la programmazione.
2. Una Nuova Politica dei Redditi per la Giusta Transizione
L’obiettivo è gestire la domanda e i redditi per sostenere un modello di consumo più equo e sostenibile, proteggendo chi è più vulnerabile.
Salario Minimo Legale: Introdurre un salario minimo legale, calcolato scientificamente, per contrastare la povertà lavorativa e garantire un reddito dignitoso a tutti i lavoratori, in linea con l’obiettivo di protezione sociale di La Malfa. la necessità oggi e quella di creare contratti di solidarietà espansivi e politiche di Formazione. promuovendo con forti incentivi fiscali, accordi aziendali che, invece di ridurre l’orario e il salario, utilizzino la cassa integrazione per periodi di formazione retribuita dei lavoratori, riconvertendoli verso le competenze richieste dalla transizione ecologica e digitale.
Un “Assegno Universale di Capacità” per i Giovani: Istituire un beneficio economico, legato non alla condizione familiare ma al percorso di studi o di formazione professionale, per garantire a tutti i giovani under 25 il diritto allo studio e all’acquisizione di competenze, contrastando la povertà educativa e la disoccupazione giovanile.
3. Rafforzare la Protezione Sociale come Asset Produttivo
Reddito di Cittadinanza Riformato: Superare le criticità del Reddito di Cittadinanza trasformandolo in un più efficace “strumento di inclusione attiva”. Deve essere accoppiato a un obbligo di partecipazione a progetti di riqualificazione, servizi alla comunità o tirocini formativi, con un’agenzia pubblica per l’impiego potenziata che funga da regista del reinserimento.
Politiche Abitative come Stabilizzatori Sociali: Un grande piano nazionale di edilizia residenziale pubblica ed energetica, per ridurre il costo dell’abitazione per le famiglie a basso reddito e creare occupazione qualificata nel settore delle costruzioni sostenibili.
4. Governance Nuova: Dall’Antagonismo alla Concertazione
La Malfa inseriva la politica dei redditi in un quadro di concertazione. Oggi serve un nuovo patto.
Patto Sociale per la Produttività e la Sostenibilità:Promuovere un accordo nazionale tra governo, sindacati e imprese in cui:
Le parti sociali si impegnano a moderare le rivendicazioni salariali *al netto* degli aumenti di produttività e dell’inflazione programmata, a fronte di…
Un impegno del Governo a ridurre il cuneo fiscale sui redditi da lavoro, a investire massicciamente in formazione, ricerca e infrastrutture, e a contrastare la concorrenza sleale e il lavoro nero.
Le imprese si impegnano in un piano di investimenti per l’innovazione e la transizione ecologiche
possiamo quindi affermare che l’eredità di Ugo La Malfa non è un modello da applicare pedissequamente, ma un metodo di governo dell’economia. Ci ricorda che senza una visione di lungo termine, senza una regia pubblica che orienti gli investimenti e governi la domanda, e senza un’attenzione costante all’equità, la crescita rischia di essere effimera, instabile e socialmente divisiva. In un’era di transizioni profonde, questo metodo – aggiornato con gli strumenti e le sfide del nostro tempo – può essere la bussola per un’Italia più resiliente, giusta e capace di futuro. La politica dei redditi moderna non è il controllo dei salari, ma il governo dei destini comuni.







