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Era meglio invadere la Russia con Napoleone nel 1812

Riccardo Bruno di Riccardo Bruno
13 Ottobre 2022
in Cultura
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Magari con qualche ritardo sul bicentenario e senza una precisa ragione storiografica la Sette ha fatto quello che non ha fatto quello che avrebbe dovuto fare la Rai, ovvero un’intera prima serata dedicata a Napoleone Bonaparte. La Rai ha relegato l’imperatore su Rai Storia, per cui non lo ha visto nessuno e tutto sommato pazienza, perché la Sette ha avuto a disposizione la testimonianza di Aldo Cazzullo che ha reso complessivamente un buon servizio editoriale.

Che sbalzo per il pubblico televisivo passare in poche ore dal cerone di Michele Santoro, “siamo in guerra, siamo in guerra”, alla considerazione su chi la guerra la fece davvero più o meno tutta la sua vita. Cazzullo non è uno storico, è un collega giornalista di buone letture e alcuni momenti della sua narrazione sono piuttosto discutibili.  Resta a suo merito di non essere caduto nell’errore più comune degli storici napoleonici nel loro complesso, che, da Tihers in poi, ricostruiscono tutte le battaglie di Bonaparte e senza aver mai preso una sciabola in mano. Bonaparte vinse a Marengo grazie a Desaix e perse a Waterloo causa Grouchy, e forse Ney, che pure lo aveva salvato ad Eylau.  Anche il più grande stratega dipende dai suoi generali e questo andrebbe sempre tenuto a mente. Cazzullo ignora la campagna di Russia, un successo militarmente eccezionale trasformato politicamente in un disastro, ma solo il Napoleone in Russia meriterebbe nove ore di trasmissione a parte.

Il grande pubblico, causa Abel Gance, tende ad ignorare  che Bonaparte era originariamente un robespierrista e Robespierre fu l’unico in Francia a non  volere la guerra, fu costretto a farla. Lo stesso vale per Napoleone che amava e sognava la pace, ma oramai necessariamente alle condizioni di salvaguardia delle conquiste della Francia, che non erano più solo materiali.  Erano ideali. Un esempio? Il divorzio in Francia è già istituito nel 1800, noi abbiamo aspettato il 1975.

La narrazione della trasmissione di Cazzullo riguarda proprio i rapporti con l’Italia, tanto che la puntata è incentrata sulla fuga dall’Elba. Ora dispiace disilludere tutti, ma ci sarebbe da dubitare che Napoleone nutrisse un qualche amore per l’Italia come pure Cazzullo dichiara con enfasi. Napoleone amava solo la gloria che in Italia seppe conquistare, e solo così se ne comprendono le scelte politiche, contestate, ad esempio, da un Foscolo, che pure gli rimase sempre fedele. E’ vero che non c’è bisogno di essere amati per dovere tutto ad una persona e l’Italia deve tutto a Napoleone, senza il quale mai sarebbe stata una nazione. La disgrazia dell’Italia fu semmai che non la fece Bonaparte, ma la fecero i Savoia. Bonaparte istituì solo qualche Repubblica e poi un regno su parte del territorio, comunque utili agli interessi esclusivi della Francia. Tanto bastò perché per la prima volta nella loro storia quegli schiavi di italiani sentirono il bisogno di riscatto. E poi ci fu il regno di Napoli affidato a Murat che cambiò le prospettive dell’intero Mezzogiorno depresso dai Borboni.

Bonaparte era un autentico despota come qualsiasi altro sovrano, escluso quello britannico, dell’epoca, ma a contrario dei despoti suoi contemporanei aveva avuto una elezione popolare a supportarlo. Senza un legame diretto con il popolo, Napoleone sarebbe stato un tiranno illuminato alla Federico II, quando invece rappresentò sempre e comunque un’istanza rivoluzionaria, in Italia, come in Germania, in Polonia e persino in Spagna quando fece aprire le prigioni della Santa Inquisizione.  In Russia o in Austria, dove voleva fare accordi, perché aveva sconfitto i due imperatori sui campi di battaglia, fu invece sempre e solo un nemico. Poi ci sono le relazioni fatali con l’Inghilterra. Cazzullo ci ha detto una cosa che non sapevamo, ovvero che la statua originale del Canova che ritrae Bonaparte nei panni di Marte si trova nel salotto del duca di Wellington.  Gli inglesi che si ritrovarono al congresso di Vienna davanti a tutti i loro alleati, si chiesero se non avessero combattuto dalla parte sbagliata della storia.  Ancora non hanno risolto questo profondo dubbio nonostante la prima, la seconda guerra e ora la Russia che meglio avrebbero fatto ad invadere con Napoleone nel 1812.

Tags: CazzulloLa Sette
Riccardo Bruno

Riccardo Bruno

Riccardo Bruno si è laureato in Storia della Filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza nel 1988. Dal 1987 al 1989 collabora all'Ufficio esteri del PRI diretto dall'onorevole Vittorio Olcese. Dal 1994 è capo ufficio stampa del PRI, dal 1995 giornalista professionista iscritto alla stampa parlamentare. Nel 1999 è capo redattore de La Voce Repubblicana. È stato poi editorialista per il Foglio di Giuliano Ferrara e l'Indipendente di Vittorio Feltri. Dal 2019 è prima vice direttore de La Voce Repubblicana e poi direttore politico

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